Nutrizione e Prevenzione Oncologica – I nostri specialisti

Dott. Franco Berrino
Medico epidemiologo
Esperto in prevenzione
Alimentazione e stili di vita

Cosa Trattiamo

  • Prevenzione nutrizionale per malattie croniche e oncologiche
  • Educazione alimentare e stile di vita sano
  • Supporto post-terapia oncologica
  • Alimentazione per la longevità e l’equilibrio ormonale
  • Alimentazione naturale e integrale
  • Sovrappeso, infiammazione cronica e sindrome metabolica
  • Disbiosi intestinale e salute del microbiota
  • Alimentazione antinfiammatoria e antiossidante
  • Cucina consapevole e percorsi alimentari personalizzati
Intervista al dott. Franco Berrino, medico epidemiologo, già direttore del Dipartimento
di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Curare la Vita.
Non solo la Malattia

Curare la Vita.
Non solo la Malattia

Intervista al dott. Franco Berrino, medico epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
franco-berrino-ambulatorio-san-marino

Indice

Dott. Berrino, lei ha passato tanti anni nei laboratori, a contatto con la medicina clinica. Cosa l’ha spinta, a un certo punto, a occuparsi di stili di vita?

È stata una spinta lenta, ma inevitabile.
Dopo anni trascorsi a studiare la malattia nei suoi meccanismi più profondi, tra cellule, marcatori e curve di rischio, è maturata in me l’esigenza di allargare lo sguardo.
Non bastava più osservare e registrare i danni: era necessario risalire alle cause, interrogarsi su ciò che li rendeva così frequenti, così ricorrenti, al punto da non poter essere attribuiti al caso.

Troppe diagnosi simili si ripetevano in storie apparentemente diverse. Corpi diversi, ma stesse abitudini, stessi segnali trascurati, stessa inconsapevolezza su come viviamo.
Così è nata la convinzione che la medicina non si esaurisca nella cura, ma trovi senso anche — e forse soprattutto — nella quotidianità.

La prevenzione non è un concetto astratto. È un gesto silenzioso e costante, che comincia da come ci alimentiamo, da come respiriamo, da come ci relazioniamo a noi stessi e al mondo.
Con il tempo, ho sentito che forse avrei potuto offrire un contributo anche lì: nel promuovere conoscenza e consapevolezza, al di fuori degli ambiti clinici tradizionali.

Perché ritengo che la salute non è soltanto l’assenza di malattia, ma la possibilità di vivere con maggiore pienezza, presenza e libertà.

Lei ha lavorato a lungo sui registri tumori europei, come il progetto EUROCARE. Cosa ci raccontano oggi quei dati sulla relazione tra stile di vita e sopravvivenza?

I numeri non mentono, è vero. Ma vanno letti con occhi che sanno vedere anche l’umano dietro le statistiche.
Nel progetto EUROCARE abbiamo visto che la sopravvivenza, a parità di diagnosi, può essere molto diversa da un Paese all’altro. E la differenza non è sempre legata allo stadio della malattia e alla qualità delle cure. Spesso è lo stile di vita a fare la differenza: cosa si mangia, come si vive, quanto ci si muove, quanto si è soli o in relazione.

Abbiamo osservato che le persone che vivono in ambienti meno industrializzati, che mangiano più vegetali, che si muovono di più, che vivono ritmi meno stressanti… vivono meglio e spesso più a lungo, anche con una diagnosi di tumore.

Non sono solo i farmaci a scrivere la storia della malattia. È anche la somma delle nostre scelte quotidiane, della nostra capacità di ascoltare il corpo, di vivere con misura, di ridurre ciò che infiamma – nel piatto, ma anche nella mente.

Il cancro è certamente una malattia del corpo.
Ma è anche, profondamente, una malattia del nostro tempo.
Un tempo che ci chiede – forse ci implora – di rallentare, di semplificare, di tornare a ciò che davvero conta.

franco-berrino-san-marino2

Nella sua visione integrata della salute, quanto conta davvero l’ambiente? E non solo quello biologico… ma anche quello emotivo, relazionale. Qual è, secondo lei, il giusto equilibrio?

Conta tutto.
Conta l’aria che respiriamo, certo, e il cibo che cresce nella terra… ma contano anche le parole che ascoltiamo, le relazioni che coltiviamo, i silenzi che ci concediamo.
La salute non è solo un dato clinico, un valore ematico nella norma. La salute è armonia: tra ciò che siamo dentro e ciò che ci circonda fuori.

Possiamo mangiare perfettamente, seguire una dieta impeccabile…
ma se viviamo nella tensione, nella rabbia, nella fretta continua… qualcosa dentro si rompe lo stesso.
Il corpo ascolta tutto, anche ciò che non diciamo. Anche quello che ci manca.

Il giusto equilibrio, per me, è quando il dentro e il fuori cominciano a dialogare, quando il corpo non è più in guerra con l’ambiente, ma ci si riconosce dentro.
Dove ciò che ci nutre non è solo sano… ma anche etico, relazionale, spirituale.
E allora la prevenzione non è più un insieme di regole da seguire, ma uno stile di vita che dà pace. Anche nei giorni difficili. Anche quando non possiamo cambiare tutto… ma possiamo cambiare noi.

Il Progetto DIANA è diventato un punto di riferimento per molte donne nella relazione tra alimentazione e tumore al seno. In fondo, cosa ci ha insegnato davvero questo studio?

Ci ha insegnato che cambiare è possibile. E fa la differenza.
Con il Progetto DIANA abbiamo accompagnato migliaia di donne in un percorso che andava oltre la dieta. È stato un invito a tornare a un’alimentazione più semplice, fatta di cereali integrali, legumi, verdure, cibi veri… ma anche a rimettere in movimento il corpo e a coltivare una presenza più profonda verso di sé.

E i risultati sono arrivati: meno recidive, meno metastasi, più energia, più fiducia. Ma quello che più mi porto nel cuore non sono solo i numeri. Sono i volti di quelle donne. Donne che hanno ricominciato a camminare con forza, a guardarsi con tenerezza, a sentire di nuovo di avere voce nella propria storia.

Il Progetto DIANA non è stato solo un lavoro scientifico. È stato, prima di tutto, un incontro umano.
È lì che la scienza dà il meglio di sé: quando si mette a servizio della vita vera, della speranza, della possibilità.

Lei mette spesso in guardia contro le bevande zuccherate. Perché le considera così pericolose?

Perché non sono semplicemente “un piccolo vizio”. Sono qualcosa di molto più insidioso. Quelle bevande dolci, che sembrano innocue, in realtà alterano profondamente l’equilibrio del nostro corpo.

Ogni bicchiere al giorno, anche di quelle “zero”, è stato associato a un aumento della mortalità. Non è allarmismo, sono dati reali, molto solidi. Ma il problema è che non ce ne accorgiamo, perché il danno è silenzioso, quotidiano… e travestito da piacere.

Lo zucchero agisce come una dipendenza, stimola il desiderio, ci tiene legati. E nel frattempo altera il metabolismo, nutre l’infiammazione, stimola ormoni e fattori di crescita che possono favorire la comparsa o la progressione del tumore.

Ma c’è una buona notizia: si può cambiare rotta. Quando si rinuncia allo zucchero, il corpo ringrazia.
Torna a funzionare meglio, torna a respirare.

Non è una rinuncia. È un ritorno a una dolcezza più vera, quella che non viene da una lattina… ma da una vita più viva.

franco-berrino-salute-benessere

Ha detto che anche le bevande “zero zucchero” aumentano la mortalità. Non è un po’ una contraddizione? Come spiega questa affermazione?

Capisco lo stupore. È una domanda che mi fanno spesso, e sinceramente è giusto porsela. Le “bevande zero” sembrano innocue… in fondo non contengono zucchero, non hanno calorie. Ma la realtà è più complessa di quello che leggiamo sull’etichetta.

Uno studio molto ampio – più di 500.000 persone seguite in diversi Paesi europei – ha mostrato che chi consuma regolarmente due o più bicchieri al giorno di queste bevande ha una mortalità sensibilmente più alta, anche rispetto a chi non le beve affatto.
Perché? Perché il corpo non è stupido, ma neanche si lascia ingannare facilmente. Gli edulcoranti artificiali possono alterare il microbiota intestinale, influenzare l’assorbimento intestinale del glucosio, e soprattutto confondere i nostri segnali di fame e sazietà.

Il gusto del dolce viene percepito, ma l’energia non arriva. È come dare una promessa non mantenuta. E così si crea una fame sottile, nervosa, che non si sazia mai, e che ci porta a mangiare di più, e spesso peggio.

Non basta togliere lo zucchero per stare bene. Bisogna uscire dalla dipendenza dal dolce, da quell’idea che più è dolce, più ci consola.
Il gusto va rieducato.
Come si fa con un bambino: con pazienza, con attenzione, aiutandolo a riscoprire i sapori veri, quelli che nutrono davvero.

Spesso si sente dire che i carboidrati fanno male. È davvero così?

Dipende da quali. I carboidrati non sono tutti uguali, e non vanno condannati in blocco.
I raffinati sì, fanno male: parlo del pane bianco, del riso brillato, delle farine 00. Sono alimenti svuotati, privati della parte più nutriente. Hanno un impatto forte sulla glicemia e sull’insulina, creano squilibri nel metabolismo… e sì, possono contribuire a nutrire anche ciò che nel corpo non vorremmo nutrire.

Ma i carboidrati veri, quelli integrali, sono un’altra cosa. Il miglio, l’orzo, il riso integrale, i legumi… sono alimenti che hanno nutrito l’umanità per secoli, con semplicità e saggezza. Non ingannano il corpo, non lo spingono al picco e al crollo: lo accompagnano, lo sostengono.

Il problema non è il carboidrato in sé.
Il problema è come lo abbiamo trasformato, quanto lo abbiamo impoverito.
Quando torniamo al chicco intero, alla fibra, al cibo nella sua forma originaria, torniamo anche a una relazione più sana e rispettosa con il nostro corpo. E con la terra che ce lo offre.

Molti sostengono che senza carne non si possa stare davvero in salute. Lei cosa risponde?

Rispondo che la salute non si misura solo in proteine… ma anche in leggerezza, equilibrio, e rispetto per il nostro corpo.
Mangiare troppa carne – così come troppi formaggi – non ci rende più forti: ci espone a un eccesso di fattori di crescita, come l’IGF‑1, che stimolano non solo le cellule sane, ma anche quelle malate, comprese le tumorali.

Non si tratta di diventare estremisti o di rinunciare a tutto. Ma di ascoltare il corpo, e ritrovare una sobrietà alimentare che abbiamo perso. I legumi, i cereali integrali, le verdure… non sono cibi di “serie B”. Sono alimenti antichi, potenti e completi.

Quando impariamo a variare, a ridurre l’eccesso, a cercare sapori più puliti, non stiamo rinunciando: stiamo tornando all’essenziale, a una cucina che fa bene al corpo e che non pesa sull’anima.
E anche questo è prendersi cura.

franco-berrino-poliambulatorio-benessere

Dott. Berrino, per chi sta affrontando una malattia oncologica, ha un messaggio semplice, qualcosa di concreto da cui iniziare?

Sì, ne ho uno. Cammina. Ogni giorno.
Non importa quanto lentamente, ma fallo con intenzione. Cammina per sentire che sei ancora qui, che il tuo corpo può ancora muoversi, respirare, vivere.

Mangia cibi semplici, quelli che la terra ci offre senza troppe manipolazioni. Un legume, un cereale integrale, una verdura di stagione… sono atti d’amore, non solo nutrizione.
E poi… fai silenzio, ogni tanto.
Siediti. Ascolta il tuo respiro. Non per “meditare” nel senso di una moda, ma per ritrovarti, anche solo per un momento, in mezzo a tutto quello che stai attraversando.

Non si tratta solo di combattere un tumore. Si tratta di riconnettersi con la vita, anche nel dolore.
Io ho visto persone guarire nel corpo. E ho visto altre guarire nell’anima, anche se il corpo non le ha seguite.
Perché ogni gesto consapevole, ogni scelta fatta con amore e presenza, è già una forma di cura.

E per chi ha già attraversato un cancro, da dove si comincia davvero un percorso nutrizionale efficace? E cosa fa sì che quel cambiamento duri nel tempo?

Si comincia con gentilezza.
Non da una dieta rigida, non da un elenco di cibi vietati… ma da uno sguardo nuovo su di sé.
Chi ha vissuto la malattia conosce bene la sensazione di smarrimento, quella di avere un corpo che improvvisamente non riconosci più, che sembra averti tradito.

Il primo passo è riconciliarsi con la tavola: non vederla più come un campo di battaglia, ma come un luogo di cura. Il cibo diventa un gesto d’amore, non una punizione. Deve nutrire, sì, ma anche rispettare la nostra fragilità, accompagnare i tempi del corpo, ridurre ciò che infiamma, e sostenere ciò che guarisce.

Ma il cibo da solo non basta. Serve anche un ambiente che ci sostenga, un terapeuta che ci ascolti, una comunità che non ci spinga alla perfezione… ma ci accolga, con i nostri passi lenti e i nostri tentativi.

Un cambiamento è duraturo quando non nasce dalla paura, ma dalla consapevolezza. Quando ci sentiamo protagonisti della nostra salute, anche solo per un piccolo gesto al giorno.
E serve anche un pizzico di gioia, quella che nasce dal sentire che ogni scelta è un seme.
Un seme che non cambia tutto subito, ma che – giorno dopo giorno – può far nascere una vita più piena, più presente, più nostra.

Per chi sta bene invece? Cosa consiglia a chi vuole semplicemente mantenersi in salute?

Direi… non aspettare di stare male per volerti bene.
Spesso pensiamo alla salute solo quando qualcosa si rompe. Ma la vera prevenzione è un atto d’amore quotidiano, un modo per onorare la vita quando è ancora intera.

Scegli cibi veri, integri, il più possibile vicini alla loro forma originaria. Riduci lo zucchero, non per punirti, ma per liberarti. Muovi il corpo ogni giorno, con regolarità ma senza ossessione: cammina, respira, allungati verso il cielo e radicati nella terra.

E poi, coltiva anche la parte silenziosa di te. Trova un momento di quiete, anche breve. Una pausa senza rumori, in cui poter ascoltare cosa ti sta dicendo la tua vita.

La salute non è solo assenza di malattia: è un modo di abitare il corpo con presenza, di camminare nel mondo con leggerezza, di scegliere con consapevolezza.
Non è un obbligo. È un privilegio.
E comincia da gesti semplici, fatti con amore.

Cosa risponde a chi dice: “Tanto ormai… che senso ha cambiare a questa età?

Rispondo che finché respiriamo, cambiare ha senso.
Ogni giorno che ci è dato è un giorno in cui possiamo prenderci cura di noi stessi. Non importa quanti anni abbiamo, o cosa abbiamo già vissuto: la vita resta degna di attenzione, fino all’ultimo respiro.

Il corpo cambia, certo. Diventa più lento, più fragile… ma anche il cuore cambia, se glielo permettiamo. E quando scegliamo di mangiare in modo più consapevole, di muoverci, di respirare con più calma… non stiamo solo cambiando abitudini: stiamo scegliendo come stare nel mondo.

Anche a ottant’anni, anche dopo una diagnosi, possiamo decidere di lasciare una traccia di bellezza, di cura, di armonia.
Non lo facciamo solo per vivere più a lungo, ma per vivere meglio, con dignità, con gratitudine.
Perché ogni piccolo gesto che nasce dalla consapevolezza è già un atto di amore verso la vita.
E la vita, finché c’è, merita questo amore.

Pubblicazioni

Medicina da mangiare
Berrino – Angeli, 2019
Il cibo dell’uomo
Franco Berrino, 2015
La via della leggerezza
Berrino, Lumera, 2018
Il mandala della vita
Berrino – Bortolazzi, 2020
Alimentare il benessere
Berrino, 2005
Fermare il tempo
Berrino, 2021
La grande via
Berrino – Fontana, 2017
Manuale della longevità felice Berrino – Fontana, 2017

CONTATTI

Compila il modulo per richiedere ulteriori informazioni sul programma e per essere contattato da uno dei nostri operatori

Sarai ricontattato entro 24 ore

    Ho letto ed approvo le informative sulla Privacy Policy e sull'utilizzo dei Cookie Policy


    CONTATTI

    Vuoi ricevere maggiori informazioni?

    Compila il modulo qui sotto e saremo lieti di risponderti entro 24 ore.

      Ho letto ed approvo le informative sulla Privacy Policy e sull'utilizzo dei Cookie Policy


        Cart