Osteoporosi

Dott. Gianfranco Pisano
Medico Chirurgo
Esperto in osteoporosi, alfgodistrofia
e fibromialgia

Cosa Trattiamo

  • Osteoporosi e fragilità ossea
  • Prevenzione delle fratture da fragilità
  • Algodistrofia (Sindrome Dolorosa Regionale Complessa)
  • Fibromialgia e sindromi dolorose croniche
Intervista al dott. Gianfranco Pisano, esperto in osteoporosi e algodistrofia.

Curare l’osso, non solo la frattura

Curare la Vita.
Non solo la Malattia

Intervista al dott. Franco Berrino, medico epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Dott. Pisano, lei è conosciuto come esperto di osteoporosi e patologie dell’osso. Cosa l’ha portata a occuparsi di questi disturbi?

Ho iniziato a occuparmi di fragilità ossea osservando quanto una frattura potesse cambiare la vita di una persona: perdita di autonomia, paura di cadere di nuovo, isolamento sociale sino anche alla depressione. Ho capito presto che l’osso non è un semplice “supporto”, ma un organo vivo, che dialoga con il metabolismo, con gli ormoni, con la nostra alimentazione e persino con il nostro stato emotivo. 

Curare l’osso significa prendersi cura dell’equilibrio complessivo del corpo. Col tempo, mi sono reso conto che era necessario un approccio globale, capace di integrare farmacologia, prevenzione e riabilitazione, e di accompagnare il paziente in un vero percorso di consapevolezza.

Perché si dice che la fragilità ossea è una condizione che nasce molto prima della frattura?

Perché l’osso si rimodella costantemente: si rinforza se lo stimoliamo con movimento, si indebolisce se lo trascuriamo. L’osteoporosi è silenziosa per anni e si manifesta spesso con la prima frattura, ma i segnali c’erano: ridotta mobilità, perdita di massa muscolare ma anche altri segni forse subdoli ma presenti.

Intervenire precocemente, con densitometrie e valutazioni cliniche mirate, può prevenire eventi che compromettono seriamente la qualità di vita. 

Educare la popolazione su questi segnali precoci è parte fondamentale del mio lavoro: un esame preventivo, un consiglio di attività fisica mirata, un piano alimentare adeguato possono ridurre il rischio di frattura di oltre il 30-40% secondo gli studi clinici.

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Come si gestisce un paziente con osteoporosi, sia in presenza che in assenza di dolore cronico?

Il mio primo passo non è mai prescrivere un farmaco routinariamente e spesso lo stesso per tutti. È invece ascoltare: conoscere le abitudini alimentari, il livello di attività fisica, il sonno, le altre patologie, la sfera emotiva. Il dolore cronico non riguarda solo l’osso: riguarda la persona nella sua interezza, che spesso ha paura di muoversi e rischia di perdere fiducia nel proprio corpo. 

In questa fase cerco di creare un’alleanza terapeutica: spiego il razionale delle cure, mostro i benefici del movimento e cerco di accompagnare gradualmente il paziente a recuperare fiducia e autonomia.

Quali sono gli strumenti oggi disponibili per prevenzione e cura?

Oggi abbiamo farmaci efficaci, integratori mirati, tecniche diagnostiche avanzate come la densitometria ossea e programmi di riabilitazione specifici. Ma la vera differenza la fa un approccio multidisciplinare: fisioterapia per il recupero della forza e della stabilità, programmi di esercizi personalizzati, correzione delle carenze nutrizionali, educazione al movimento sicuro, supporto psicologico per ridurre la paura e migliorare l’aderenza ai trattamenti. 

Sempre più spesso utilizziamo anche tecniche innovative di valutazione del rischio fratturativo, come il TBS (trabecular bone score) ed il BSI (bone strain index) e programmi di prevenzione cadute con esercizi di equilibrio e propriocezione.

Parliamo di algodistrofia e fibromialgia: due condizioni spesso fraintese.

L’algodistrofia è una sindrome dolorosa complessa, in cui il dolore sembra sproporzionato rispetto all’evento che l’ha scatenata. Serve un approccio integrato, che combini riabilitazione, farmacologia e tecniche di neuromodulazione. 

La fibromialgia, invece, porta un dolore diffuso e costante che non si vede, ma che condiziona ogni gesto. Restituire dignità a questo dolore è il primo passo: far capire che non è “tutto nella testa” e inserirlo in un percorso di cura globale. Collaboro spesso con fisiatri, psicologi e nutrizionisti per offrire una strategia condivisa e personalizzata, in modo che il paziente non si senta mai abbandonato.

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Quanto conta lo stile di vita nel percorso di guarigione e prevenzione?

Conta moltissimo. Movimento regolare, alimentazione ricca di nutrienti, vitamina D, qualità del sonno e gestione dello stress sono pilastri fondamentali. Nessun farmaco può sostituire un corpo che si muove e una mente che vive in equilibrio.

Per questo accompagno sempre il paziente in un percorso di cambiamento graduale e sostenibile, con obiettivi realistici.

Piccoli passi come una camminata quotidiana, esercizi di rinforzo muscolare due volte a settimana o una migliore igiene del sonno hanno un impatto enorme sul lungo termine.

Un messaggio per chi vive con dolore cronico o fragilità ossea.

Vorrei dire loro che non sono soli. Ogni piccolo passo conta: una camminata quotidiana, una dieta più equilibrata, un esercizio di respirazione. La fragilità ossea non è una condanna definitiva: è un invito ad ascoltarsi, a ricostruire fiducia e autonomia, passo dopo passo. La medicina moderna non deve fermarsi al sintomo, ma aiutare la persona a tornare a vivere con più libertà e serenità

Credo profondamente che ogni miglioramento, anche se minimo, sia una vittoria: ogni dolore che diminuisce, ogni caduta evitata, ogni gesto quotidiano recuperato è un tassello di un nuovo modo di abitare il proprio corpo.

Guarda la registrazione completa del webinar:
“Vitamine e diete nella cura dell’osteoporosi​”

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